Incontro con gli àuguri

Iwaishima(10-11/9/ 2013) – TomoAmici ha visitato l’Isola d’Iwai dove è stato girato il film- documentario “L’isola degli àuguri” che TomoAmici ha presentato in Italia.  Prima di cominciare sarà necessario spiegare la parola “’àuguri (Houri in giapponese)” adottata per questo film. La regista Aya Hanabusa chiama gli isolani d’Iwaishima con questa parola; un tempo, Houri indicava un sacerdote o uno sciamano, colui che era a contatto diretto con le divinità. La leggenda narra che essi vivevano ad Iwaishima, ed è grazie a loro che la Natura continuò a proteggere gli abitanti dell’isola e i navigatori. ⇒ Nota sul titolo italiano


La costruzione di una centrale nucleare nell’isola del Comune di Kaminoseki, fu proposta dal sindaco nel 1982. Gli abitanti di Iwaishima, la quale fa parte di questo comune, si stanno opponendo contro la costruzione della centrale nucleare. Fino all’incidente nucleare di Fukushima del marzo 2011, è solo grazie alla loro costante resistenza durata quasi trent’anni che la costruzione della centrale di Kaminoseki era sospesa.
Nonostante la costruzione della centrale di Kaminoseki sia ufficialmente solo un progetto, in realtà, nel 2010, ancora prima dell’incidente nucleare di Fukushima,  The Chugoku Electric Power Co (Cepco), la società fornitrice dell’energia elettrica, aveva già cominciato con la forza i lavori di riempimento della piccola baia dove dovrebbe essere costruita la centrale nucleare; essa dista 3Km e mezzo da Iwaishima.
I biologi hanno constatato che questi lavori avevano già danneggiato l’ecosistema di questa zona di mare ricchissimo della biodiversità ma anche molto delicata. Da dopo l’incidente di Fukushima, i lavori sono effettivamente fermi, ma l’offensiva dei pro-nuclearisti, tra cui la società fornitrice dell’energia elettrica, le autorità centrale e locale, non cessa! Noi ignoravamo completamente non solo il progetto di costruzione della centrale nucleare di Kaminoseki, ma anche dell’esistenza del numero così elevato di reattori nucleari in Giappone, 54 per l’esattezza. Grazie ai due film; il nostro L’isola degli àuguri e un’altro film Ashes to Honey dello stesso anno 2010, dalla giornalista Hitomi Kamanaka, abbiamo saputo della battaglia dell’Iwaishima contro la costruzione della centrale. Noi di TomoAmici, volevamo vedere la situazione attuale.
Io, personalmente, con questa visita, volevo trovare le risposte alle domande che mi ero posta da tanto tempo; ma da dove arriva questa forza che si oppone ad una potenza come Cepco ? Dall’intraprendenza nella pesca o nell’agricoltura, dall’armonia tra gli
isolani ?  Mi sembra di conoscerli come se fossero lontani parenti, ma in realtà li conosco solo tramite i due film e una trasmissione televisiva.
                    

Prendendo un battello di collegamento con due corse giornaliere tra terraferma e queste isole, siamo arrivati all’ Iwaishima nel tardo pomeriggio di metà settembre. I coniugi che gestiscono la pensione “Kunihiro” dove avremmo passato la notte, ci aspettavano al porto. Abbiamo camminato fino alla pensione passando i vicoli caratteristici di questa isola e dopo aver lasciato i bagagli alla pensione, il signor Kunihiro ci fa vedere i paesaggi che abbiamo già visto tante volte tramite il film “L’isola degli àuguri”, ma sta volta respirando l’aria propria dell’isola. Il signor Kunihiro, indicando l’isola di fronte, ci ha spiegato che senza lavori di riempimento della baia, non ci sarebbe nessun terreno dove potrebbe essere costruita la centrale. Prima di cena, il signor Tohiyasu Shimizu, consigliere comunale di Kaminoseki ed il presidente dell’associazione degli isolani di Iwaishima, contro la costruzione della centrale nucleare, è venuto a trovarci.
                    
Lui ci ha spiegato i metodi che adottano i pro-nuclearisti per opprimere il movimento contro nucleare: 1. Con i soldi. Pagare l’ingente somma (180 miliardi di yen =1milione 300 mila euro) come risarcimento danni per la pesca. 2. Usare vie giudiziali contro le persone visivili nelle battaglie contro la costruzione della centrale di Kaminoseki.
Per quanto riguarda il primo punto, ciò significa ammettere che la centrale nucleare inquina inevitabilmente il mare. La comunità dei pescatori di questa isola ha sempre rifiutato questo denaro ritenendo che il mare, come parte della natura che ci circonda, è patrimonio di tutti, e non si può vendere il mare pulito che gli antenati avevano tramandato fino ad oggi ed è loro dovere lasciare il mare pulito e ricco alle future generazioni.
                   

Ma Cepco sta cercando di corrompere i pescatori, ormai vecchi e soli, facendo credere che intanto non costruiranno la centrale nucleare in breve periodo, a causa dell’incidente di Fukushima, allora nel frattempo è meglio ricevere questo risarcimento per assicurarsi gli anni della vita che rimane. Ma signor Shimizu sostiene che una volta che Cepco avrà pagato, farà di tutto per realizzare la centrale nucleare. Il secondo metodo usato da Cepco coinvolge direttamente signor Shimizu insieme alle altre tre persone. Questa società fornitrice dell’energia elettrica ha trascinato queste quattro persone al Tribunale distrettuale di Yamaguchi chiedendo  48miliardi di yen (= 350.000 euro ), come risarcimento ai danni per avere ostacolato i lavori di riempimento della baia per otto giorni. Ma Shimizu insieme a Kunihiro, protesta questo impianto: “Se i lavori di riempimento non sono ancora stati avviati, allora come potevamo ostacolarli?” Shimizu pensa che Cepco non vuole i soldi per sè, ma fa questo solo per dimostrare la propria forza, e per respingere la partecipazione dei cittadini alle attività sociali; in questo caso, per intimorire gli oppositori alla centrale nucleare. Shimizu ha parlato non solo dell’invecchiamento e della diminuzione della popolazione, ma anche dei ritorni e dei nuovi arrivi nell’isola. Il signor Kunihiro è uno di questi. Lui era andato via dall’Iwaishima tanto tempo fa, e da qualche anno è ritornato con la moglie per gestire questa pensione, per contrastare la costruzione della centrale nucleare di Kaminoseki e per partecipare allo sviluppo di questa isola. Fino a tarda notte, i coniugi Kunihiro, hanno parlato con passione non solo dei problemi, ma anche delle prospettive dell’isola.
                    
La giornata dell’indomani è cominciata per noi con il guardare i pescherecci che entravano nel porto e un viavai di gente, e dopo aver comprato qualcosa da mangiare in un piccolo supermarket dove mi ha servito un’anziana signora, ci siamo avviati a piedi, unico mezzo disponibile, verso la risaia a terrazzo della famiglia Taira. Dopo 4 kilometri di strada stretta di collina si è steso davanti a noi un paesaggio di risaie a terrazzo, cielo e mare.
Ecco il signor Taira che in pausa pranzo ci salutava, un giovanotto di 80 anni, come avevamo visto nel film L’isola degli àuguri. Lui ci ha fatto entrare nella casa e parlò di suo nonno. Dopo il riposo di mezzogiorno, ci ha mostrato come era questa zona prima che suo nonno dissodasse, e dalle sue parole, trasudava l’ammirazione verso suo nonno e per la sua forza di volontà.
                    
Per me è stato ancora più impressionante l’affermazione che ripeteva il nonno, Kamejirō Taira, “questi campi dissodati con i pesanti lavori di 30 anni, alla generazione dei tuoi figli, torneranno come prima”. Nonno Kamejirō era consapevole del limite umano al confronto della forza della natura, e pur sapendo benissimo che l’uomo non può incidere quasi per niente sulla natura, continuava a lavorare sodo…..  Il rispetto verso la natura e la modestia di nonno Kamejirō rende per me questo uomo grande e nobile. Ho notato che il nipote Manji somigliava tantissimo a suo nonno della fotografia situata nella cucina, ma questa somiglianza non era solo fisica, ho percepito con questo incontro breve che il nipote è un erede autentico del pensiero di Kamejirō.
Siamo scesi al paese lasciando signor Taira a lavorare alla raccolta del riso.
                    Siamo stati in questa isola esattamente per 24 ore, ho potuto parlare non solo con Shimizu, i coniugi Kunihiro e Taira, ma anche con le persone che incontravamo al bar, nel negozio, sulla strada o al porto aspettando il battello . Se devo esprimere l’impressione d’Iwaishima con una parola sola, io senza nessun’ esitazione scelgo “serenità”. La costruzione della centrale nucleare non è stata annullata, anzi, Cepco sta tentando con ogni mezzo la costruzione della centrale. La popolazione sta invecchiando, stanno diminuendo fortemente il numero di pescatori, e i prezzi di pesci stanno diventando sempre più bassi….  Nonostante tutto ciò, io non ho avvertito nessuna tensione nell’aria di Iwaishima. La gente è schietta e sincera come avevo conosciuta nei film. La natura che li circonda e che loro adorano purtroppo non è per niente clemente, l’abbiamo visto con nostri occhi: poco terreno da coltivare, la costa rocciosa, si sa che il mare ha varie correnti, la zona è spesso sottoposta agli attacchi di tifoni, e l’acqua potabile scarseggia nel terreno roccioso. Vivere in questa isola non è per niente facile….
                    
Ma forse proprio questa natura severa aveva forgiato il carattere degli isolani ?
E’ la mia conclusione. La natura li aveva obbligati ad essere rispettosi dell’ambiente che li circonda, costanti e pazienti nel lavoro ed intraprendenti nella vita. Confronto alla natura ostinata, la gente si unisce e si aiuta, proprio come gli abitanti di questa isola. Quando sono andata a comprare le bottiglie d’acqua prima di salire sul battello, la signora anziana del negozio mi ha chiesto di tifare per la loro battaglia. Certamente! Ero già una tifosa degli isolani d’Iwaishima, ma in quale modo?  Devo partire dall’isola con un’ altra domanda più impegnativa di prima?  Durante la navigazione del ritorno, ci pensavo….
Penso che questi àuguri che ho incontrato su Iwaishima si distinguano, perché loro vivono nella quotidianità con la consapevolezza di essere solo una parte della natura e di occupare un tempo molto limitato della storia dell’umanità, non hanno nessun intenzione di sopraffazione sugli altri, cercando solo una convivenza armoniosa con ciò che li circonda. Se io riuscissi a prendere esempio da questo tipo di atteggiamento, sarà molto più facile la scelta ad ogni occasione. Sono scesa dal battello con la convinzione che non sono io che potevo sostenere la battaglia degli isolani, ma sono gli àuguri che, attraverso il loro modo di vivere, mi hanno dato la forza per andare avanti. (testo e foto: Chie Wada)