Lo tsunami, 3 anni dopo

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Tōhoku – l’aprile 2014
Il sisma di magnitudo 9 colpì la regione di Tōhoku del Giappone l’11 marzo del 2011. Il terremoto e lo tsunami causarono circa 18,500 vittime, distruggendo molte infrastrutture. E’ stato il più grande disastro naturale che il Giappone abbia mai subito nella storia. Ma l’incidente della Centrale nucleare di Fukushima, che si susseguì alla catastrofe naturale, monopolizzò le attenzioni del mondo, confondendo le vittime e i danni della catastrofe naturale con quello nucleare che, in futuro, saranno molti di più. Il problema del nucleare mi interessa molto, tuttavia due anni fa ho avuto occasione di visitare la Prefettura di Miyagi, (più nord della Prefettura di Fukushima) dove il suo problema era la conseguenza della catastrofe naturale. Questo viaggio è iniziato da Sendai , il capo luogo di Miyagi, e dopo seguendo la costa dell’Oceano Pacifico verso nord; Tokyo⇒②③④⇒Tokyo. Ho visto il grande ritardo della ricostruzione del territorio, come descritto nell’articolo “Lo tsunami, un anno dopo”e il video,“Uno sguardo a ciò che non c’è più” usato per il nostro progetto “Vedo, sento e…?”. Il 6 aprile di questo anno la piccola linea ferroviaria che collega Miyako e Kuji è stata completamente ripristinata e inaugurata nuovamente dopo tre anni di lavori. E allora, andiamo a visitare questa zona, Prefettura di Iwate!! La prefettura di Iwate, di cui il capoluogo è Morioka , è ancora più lontano da Fukushima. L’8 aprile, abbiamo preso un treno ad alta velocità ultimo modello fino a Morioka , l’ultima tappa del viaggio del 2012. Ci ha messo due ore per la distanza di poco meno di 600Km. Prendendo linea locale, ci siamo dirette a  Miyako, circa 90 Km verso est da Morioka , ci sono volute altre 2 ore. Mia madre di 90 anni, che non può camminare a lungo, ha usufruito di una carrozzina e l’ascensore alla stazione di Morioka per il cambio di treno, invece alla stazione piccola di Miyako, la scala mobile di mono posto e tre ferrovieri ci aspettavano come da foto. I servizi di questo genere funzionano benissimo in Giappone. L’hotel dove abbiamo dormito è situato sull’altura con vista mare, ma in questa zona non ci sono le terme, ciò significa che è svantaggiata per il turismo.
*Cliccando sulla foto, s’ingrandisce.
                      L’indomani, un taxi ci ha portato alla Jōdo-ga-hama, una frazione della città di Miyako, dove sono partite le piccole imbarcazioni per la gita della baia molto carina con piccole isolette di roccia. Il conducente ci racconta che lui era proprio in barca al momento della prima scossa; prima di tutto, è tornato al porticciolo e ha lasciato i clienti e li ha fatto allontanare dal mare, ha sistemato con i colleghi le barche legandole bene al molo, poi sono scappati via. Nonostante tutti questi sforzi,  è stata salvata una sola barca. Loro considerano questa barca salvata come un oggetto fortunato. Riprendendo il taxi, ci siamo diretti verso il quartiere “Tarō” (Miyako). Durante il tragitto, il tassista ha raccontato che il proprietario delle imbarcazioni ha perso la moglie che era tornata indietro a casa per salvare il cane…… Tutti e due non cel’hanno fatta….   ⇒filmato della gita della baia
                       Questa costa (~⑧) chiamata “Sanriku” ha subito i due grandi tsunami nel 1896 e nel 1933. Questo quartiere di Tarō è stato quasi completamente distrutto per due volte e, per proteggere questa zona, nel 1966 fu ultimato un muro di lunghezza totale di 2433m e 10m di altezza. Questo muro di protezione, a forma di X, era considerato indistruttibile contro lo tsunami. Ma purtroppo non è stato così….. Ci sono state circa 200 vittime sui 4434 abitanti di Tarō. La percentuale delle vittime è molto basso in confronto ad altri quartieri, grazie al muro. Alcune di queste vittime che si fidarono troppo del muro, guardando lo tsunami da sopra il muro, sono stati travolti. Lo tsunami ha sorpassato il muro e ritirandosi ha distrutto un’ala nel lato al mare.  Siamo salite sulla parte rimasta in piede del muro.  ⇒Filmato dal muro
                      
Abbiamo preso il treno dalla stazione di Tarō fino al capo linea Kuji .Ho constatato che questa linea serviva e serve agli abitanti della zona che non usano la macchina per muoversi. Sarà molto difficile lanciare questa linea per il turismo, perché la maggior parte del tratto passa dentro gallerie, e comunque non sufficientemente vicino alla costa per godere dei paesaggi. Nonostante le decorazioni festose sul treno e agli ingressi delle stazioni, questo fatto mi ha rattristata. Ecco il perché ci hanno messo così tanto tempo per ripristinare questa ferrovia e anche prima della catastrofe, la bilancia della società era in passivo, invece è assolutamente necessaria per la vita della popolazione. Una passeggera del luogo, dopo averci chiesto da dove venivamo, ha cominciato a ringraziarci, per essere venute, dicendo che loro si sentono un po’ abbandonati o dimenticati dal resto del Giappone. La maggior parte dei paesaggi che potevamo vedere dal treno, era una seria di cantieri ma non si capiva di quale tipo …. Siamo arrivati a Kuji, dove abbiamo pranzato, e siamo tornate in dietro a Miyako con il treno decorato allegramente. Passando la città di Miyako, l’autista, un dipendente dell’Hotel, ci ha raccontato di quel giorno, indicando i posti. “Fino qui è arrivata una nave, e ci è voluto tantissimo tempo per sgombrarla”, “Questo palo è quello della famosa foto a cui un signore aggrappato salendo sul tetto della sua macchina era stato salvato”, “Al momento ero in servizio in Hotel, ho visto lo tsunami sotto le finestre dell’hotel, fortunatamente la mia famiglia abita nella zona alta”.
                      Lo stesso tassista ci ha accompagnato anche il terzo giorno, ci ha svelato gli episodi dolorosi con tono pacato ma non riusciva a nascondere i suoi sentimenti ancora vivissimi anche se sono passati tre anni. Lui teneva tantissime foto del disastro dentro il cruscotto, e ci faceva vedere…. Abbiamo sentito benissimo quanto il tassista fosse addolorato della catastrofe subita dalla zona dove vive, nonostante che non avesse perso nessun familiare. Abbiamo proseguito la strada statale per guardare bene i paesaggi. Ma che desolazione! Sempre lo stesso paesaggio, non si distingue più quale quartiere o quale paese erano. I terreni che sembrano  nuovi insediamenti, in realtà, erano stati una volta ricoperti dalle varie costruzioni. Forse le differenze sono nel non esserci più rifiuti e non vedere gli edifici in piedi ma non agibili, come avevamo visto due anni fa, a Kesen’numa o nelle atre città come ②③④. L’unica consolazione che abbiamo avuto durante il tragitto fino a Kuji ,  è stato il Muro di Ōtanabe di Fudai, il piccolissimo comune che si trova a metà strada da Tarō a Kuji Questo muro ultimato nel 1967, insieme alla Chiusa di Fudai costruita nel 1984, ha salvato questa comunità.Fuori dal muro, c’erano sei porticcioli da pesca, sono stati completamente distrutti, ma i pescatori sono scappati sul muro e si sono salvati, tranne uno. Il racconto del tassista combacia con l’informazione che ho avuto da altre fonti; Dopo le due esperienze dei grandissimi tsunami del 1896, e del 1933 che causarono tantissime vittime umane, hanno deciso di costruire un muro, e nella progettazione del muro, il sindaco dell’epoca, ha insistito nell’erigerlo a più di 15m di altezza, considerato troppo alto dall’opinione pubblica. Il tassista ci ha detto: ” Dopo lo tsunami del 2011, la gente va al cimitero dove è sepolto il sindaco, per ringraziare la sua lungimiranza”.
                       Proseguendo la strada fino a Kuji, gli stessi paesaggi; cantieri aperti e il terreno raso con qualche prefabbricato. Perché la gente sfollata non può tornare alla propria casa dopo 3 anni? Ma perché i lavori non vanno avanti?  La sensazione che io ho avuto è che non c’è nessuna prospettiva nella ricostruzione dei territori. Non sanno quale direzione prendere. Il tassista ripeteva “grazie alla decisione del sindaco di Tokyo, noi ci siamo liberati da tutti i rifiuti”. Sì è vero; due anni fa, si parlava tantissimo di quei detriti come fosse unico grande problema che impediva le riqualificazioni dei territori, ma adesso non ce ne sono più. E allora una volta che il territorio è stato ripulito, che cosa si fa?  La caratteristica della Costa Sanriku è che una parte di costa è a strapiombo, e una parte è costituita da baie, ed ogni baia ha una sua comunità. Trasferire le comunità verso le zone più alta è infattibile. I pescatori o i piccoli contadini non possono vivere su una terra di montagna!
                    Sorpassando tutti questi problemi, ricostruire esattamente come tutto quanto era prima dello tsunami è nemmeno possibile! Come avevo raccontato nel video, “Uno sguardo ciò che non c’è più”, c’è il problema del ribassamento del livello del terreno. Avevo visto 2 anni fa, il muretto di protezione creato dopo lo tsunami che rendeva inagibile un ponte del canale alla città di Ishinomaki, oppure al porto di Kesen’numa. La banchina era rialzata con le assi di ferro, per scaricare i pesci dalle navi. Anche stavolta, ho visto gli accumuli di terriccio che fungevano da pontile ai porticcioli. Per ricostruire le città o i paesi, occorre prima di tutto un innalzamento del suolo, ma con quali materiali ? L’aeroporto di Sendai, la linea ferroviale ad alta velocità o l’autostrada di Tōhoku, sono stati ripristinati quasi subito dopo la catastrofe del 2011,il mondo intero ha constatato l’efficienza nipponica con grande ammirazione. Ma dove è finita questa efficienza nipponica? Questi paesaggi desolanti sono identici uguali a quelli di 2 anni fa e mi hanno dato la sensazione dello smarrimento dell’intera zona. Questa regione anche prima della catastrofe naturale, soffriva la diminuzione della popolazione; i giovani si trasferivano nelle grande città, come Tokyo per ricerca di lavoro. Nello stesso periodo, ho letto i libri di un biologo, prof. Akira Miyawaki, che sosteneva che le macerie causate dal terremoto e lo tsunami erano la materia prima per la ricostruzione del suolo, che aveva suscitato grande interesse nel pubblico e in qualche politico.    ⇒La proposta del biologo  Akira Miyawaki Ma dopo tre anni dallo tsunami, queste voci sono state ignorate. I comuni, le prefetture o anche la regione, non ce la fanno da soli. Ci vuole un sostegno del Giappone intero. Quando sanno dove devono andare, i giapponesi ci arrivano! Dopo aver visitato il museo dell’Ambra e Seiryūdō (Grotta di Drago Azzurro) a Kuji, siamo andati fino a Hachinohe per prendere il treno ad alta velocità per tornare a Tokyo. Ho avuto l’illusione che io abbia solo proseguito da Morioka  fino a Hachinohe , passando Miyako , Tarō, Fudai e Kuji , senza intervallo di questi due anni. L’amarezza che avevo due anni fa dopo avere  visitato Sendai , Ishinomaki , Kesennuma,  Ōfunato ③, Kamaishi, mi opprimeva di nuovo anche questa volta. (Testo: Chie Wada)