Bonsai in Italia

 Torino – 15/10/2016               日本語の記事はこちらから⇒
TomoAmici ha visitato con i suoi amici, il laboratorio del signor Paolo Giai, l’artista di Bonsai e Shitakusa, insieme al ceramista italiano Fabio Ciancaglini. Che cos’ è un “Bonsai” ? I bonsai sono alberi in miniatura, che vengono mantenuti intenzionalmente nani nel vaso, anche per molti anni. L’arte dei bonsai è molto affine all’arte della ceramica. La scelta dei vasi dipende dal tipo di albero e i vasi per i bonsai sono molto variegati nei colori, nelle forme, nei materiali e nella finitura.
Un bonsaista sceglie il vaso più adatto nel momento in cui l’albero comincia ad essere un bonsai e dovrà crescere e vivere in esso per  lunghissimi anni.

La cura di queste piante è considerata un’arte giapponese e, in effetti, la parola “Bonsai” è giapponese, tuttavia il bonsai fu importato nell’undicesimo secolo dalla Cina.Tecnicamente c’è una grande differenza tra il bonsai giapponese e il penjing cinese: il bonsai giapponese risulta più stilizzato e si ottiene togliendo, invece il penjing cinese risulta più ricco e si ottiene aggiungendo. Una delle ragioni per cui il bonsai giapponese fu sviluppato in questo modo raffinato, è da imputare all’associazione con il buddismo, specialmente “Zen”. L’arte del bonsai collegata allo Zen e non come semplice coltivazione di alberi nani in vaso, fu diffusa nell’epoca Kamakura, tra il ceto Bushi (la nuova classe dirigente) e soprattutto tra i bonzi, gli intellettuali dell’epoca.
Si può allargare questo discorso anche più in generale alla cultura, alla cucina e alla filosofia di questi due popoli, non ci interessa il motivo, ma semplicemente constatiamo che i giapponesi prediligono la semplicità e il minimalismo.
****************** *cliccando sulle foto, s’ingrandiscono!
                      
Paolo ha mostrato numerosi vasi di Bonsai nelle diverse fasi di crescita, illustrando le cure necessarie per ogni fase. Nella collezione delle opere di Paolo, ci sono alcuni bonsai di qualche centinaia di anni di età. Paolo ha spiegato che i muschi che ricoprono le superfici del terriccio, per quanto molto belli da vedere, disturbano la crescita del bonsai e possono mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa degli alberi.
                     
Dunque, i muschi, sono utilizzati soltanto durante le esposizioni, in occasioni particolari e sul “Tokonoma”.  I vasi contengono anche delle composizioni di erbe chiamate “Shitakusa”, che in giapponese significa “le erbe basse che vivono sotto gli alberi”. 
Gli allievi di Paolo, nel frattempo, creavano la forma dei bonsai, per farlo ci sono due metodi: la potatura per gli alberi con foglie grandi e la tecnica con il fil di ferro per le sempreverdi.
                     
Il tema della lezione del giorno, era “Kazari” cioè “decorazione”, dunque si è alestito un angolo di un tavolo come un Tokonoma. Un tokonoma (床の間) è una piccola alcova rialzata, presente nella stanza per gli ospiti o per la cerimonia del tè, tipica delle case in stile tradizionale giapponese. Si allestisce con un vaso di shitakusa (o bonsai), per esprimere la natura della stagione corrente, si aggiungono poi altri oggetti e “kakejiku”,disegni o  calligrafia, così il tokonoma diventa un paesaggio molto più ampio. Il tokonoma simboleggia la natura che ci circonda, ma un vaso di bonsai può essere in sè la rappresentazione del mondo intero.
                    Alcuni occidentali associano queste caratteristiche alla sensibilità delicata e fragile dei giapponesi, rilevando anche il forte attaccamento ai dettagli.
Paolo, invece, vede nel bonsai giapponese la capacità di afferrare un grande universo e replicarlo in un piccolo vaso. Abbiamo trovato un’ altro esempio di come molti italiani siano più bravi dei giapponesi in una disciplina giapponese, quando quest’ultima li affascina e li coinvolge.