Compleanno del Trattato ONU Per la messa al bando delle armi nucleari

Torino il 22/01/2022
TomoAmici ha partecipato al presidio che si è tenuto sabato 22 gennaio sotto il Comune di Torino in occasione del primo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari (TPAN) . Il presidio, organizzato dal coordinamento AGITE, il quale riunisce più di 90 gruppi, cittadini, associazioni ed istituzioni che, benché diversissimi per storie e sensibilità, hanno fatto lo sforzo di convergere sul tema del supporto al trattato, tema che si lega alla stessa sopravvivenza dell’umanità; è infatti chiaro che esistono due pericoli mortali per il futuro della nostra specie: uno è appunto il pericolo di un’espansione nucleare, l’altro il cambiamento climatico. Mentre quest’ultimo è diventato un tema sensibile per l’opinione pubblica mondiale, anche grazie al coraggioso attivismo di nuovi e vecchi movimenti ambientalisti, il pericolo nucleare è ancora pericolosamente sottostimato. 
Al presidio di Torino, sono intervenuti la presidente del Consiglio comunale di Torino Maria Grazia Grippo, Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato regionale per i diritti umani e civili e alcuni gruppi che fanno parte del coordinamento AGITE, di cui la rappresentante di nostro Ponte fra Italia e Giappone – TomoAmici.
                  
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L’intervento della nostra Chie Wada è seguente:
Mi chiamo Chie Wada, sono di Ponte fra Italia e Giappone TomoAmici. Sono venuta per dire che le armi nucleari non salvano le vite, uccidono. Il presidente Truman degli Stati Uniti decise di lanciare le due bombe a Hiroshima e Nagasaki dicendo per risparmiare le vite di 250 mila soldati americani. Ma le due bombe uccisero 214 mila civili di Hiroshima e Nagasaki entro il 1945 e le sofferenze continuano ancora adesso. Le bombe uccidono non salvano le vite umane. Le vite dei 250 mila soldati sarebbero stati salvati non dalle bombe, perché la guerra cessò. E non furono le due bombe nucleari che costrinsero la resa incondizionata del Giappone. La mattina del 6 agosto, quando ricevettero la notizia della bomba a Hiroshima, i capi politici e militari del Giappone non reagirono per niente. Perché, se una bomba è stata lanciata, non ci sarebbe più la seconda, cioè la città di Tokyo è salva! A parte che la popolazione giapponese fu oscurata di tutto, e l’orrore della bomba nucleare non era immaginabile per la gente dell’epoca. In poche parole non era come l’11 settembre. I capi si riunirono davanti all’Imperatore quando Unione Sovietica invasò Manciukuo prima dell’alba del 9 agosto, come Churchill, Roosevelt, e Stalin avevano stabilito all’inizio del febbraio dello stesso anno a Jalta: I Sovietici avrebbero dichiarato guerra al Giappone entro tre mesi dalla sconfitta della Germania, sarebbe l’8 agosto. La riunione per discutere della resa cominciò alle ore 10 del 9 agosto e la notizia della bomba delle ore 11:02 a Nagasaki arrivò durante la riunione. La guerra fu combattuta per il Giappone, sempre fuori dall’territorio, quindi perdendo le città interne, si poteva continuare la guerra ma l’Esercito giapponese poté combattere  più all’ulteriore fronte, cioè contro l’invasione dell’Unione Sovietica.  Il Giappone decise la resa.
                  
Dunque le armi non salvarono le vite dei soldati americani, la pace che le salvò.
Adesso la vita del pianeta è in pericolo. Le armi non possono fare niente per la salvezza. L’unica soluzione efficace, ancora una volta, è la pace come la resa del Giappone del 1945. Le spese militare/anno dell’intero Globo monta quasi a 20 mila miliardi di dollari. Smettere le spese militare e spendessimo anche solo 10 % per la conservazione del Pianeta e la salute della gente, saremo salvi!  Ripeto le armi nucleare sono per la distruzione dell’umanità. La nostra salvezza è la pace!
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Il coordinamento aderisce una campagna “Italia ripensaci! Rattifica il Trattato per la proibizione delle armi nucleari”, con International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) e Rete Italiana Pace e Disarmo.