Aikidō e Sumi

Torino – giugno 2017          この記事の日本語版はこちらから⇒
Durante lo stage di Aikidō del maestro Domenico Zucco VII dan all’Athos di Casalborgone, si è tenuto il corso di Sumie (1-2 / giugno)  e nello stesso mese si è aperto un laboratorio di Shodō all’ Aikidō Dōjō “Muishizen” di Alessandro Melle. In tutte le due discipline tradizionali giapponesi, si usano i pennelli e inchiostro nero chiamato “Sumi” .
I laboratori di Sumie, 墨-Sumi (inchiostro nero) +絵-E (disegno) sono tenuti da Mizue Fukuda arrivata direttamente da Tokyo e il laboratorio di Shodō è stato tenuto da Saryū Wada di TomoAmici. *Le origini di Shodō e Sumie sono dalla antica Cina, ma tutte le due discipline sono state trasformate piano piano in Giappone.
L’artista visiva  Fukuda ha cominciato a far disegnare i fogli di bambù di tre tipi, al tempo bello e sereno, a pioggia e al vento. Il primo problema è stato che in Italia i bambù non si vedono così frequente come in Giappone. Per fortuna, all’ Athos, c’ è un boschetto di bambù e un grande ramo è stato portato all’interno della sala dove si svolgeva la lezione. La caratteristica di Sumie è nel disegnare con pennellate ben individuali tra loro, cioè non si può ripetere la pennellata nella stessa linea che già tracciata e con un colore solo di nero. Con un pennello imbevuto di sumi deve esprimere qualcosa concreta visuale con  chiaro e scuro, forza e debolezza, la sfumatura, la graduarità di una pennellata.  Non si sa se questo concetto sia compreso dagli allievi italiani, forse no…. Perchè gli italiani tendenzialmente volevano disegnare alla maniera imparata prima, cioè giustando e soppraponendo le linee già esistenti.
                   
Mentre nel laboratorio del Shodō, Saryū ha spiegato che l’origine di Shodō è nel imparare le lettere, cioè Shūji composto da due ideogrammi 習- imparare e 字- le lettere, e che linee devono essere linee, non devono essere le forme di linee, cioè non si può ripetere la pennellata nella stessa linea che già tracciata, come nella Sumie.  Per cominciare Shodō, almeno si doveva imparare qualche lettere in giapponese. Così Saryū ha insegnato il numero uno(一), due(二), tre(三), dieci(十),  e qualche altri ideogrammi facili. Ma alcuni partecipanti volevano scrivere “Aikidō” in kanji. A questa richiesta, Saryū non ha potuto rifiutarla e qualcuno ha compiuto questa impresa come si vede nella foto. In due casi, i partecipanti si sono divertiti delle discipline lontane dal mondo occidentale. Sia Sumie che Shodō ha qualcosa che comuna in Aikidō, a parte che siano tutte le tre discipline sono giapponesi?  Forse sì!!  Nonostante che le due discipline siano in arte visiva, ha qualcosa di temporarietà come l’esecuzione della musica; non si può modificare l’andamento dopo che sia cominciata. Una volta messo il pennnello sulla carta, non può più cancellare o modificare fino allo stacco del pennello dalla carta. Anche nell’Aikidō, non esistendoci  né vincità né perdità, l’esecuzione di una tecnica è l’unica ed immodificabile dopo l’inizio.  Nello sport dove c’è vincere o perdere, qualsiasi cambiamento di andamento durante la partita è possibile, all’ultimo momento si può succedere di tutto per ribaltare il risultato. Ma nell’Aikidō, se cominciato male, non puoi recuperare……. Dall’ inizio alla fine, l’esecuzione di una tecnica è unica assoluta.  Bella o brutta che sia! Questa “unica volta sola” probabilmente affascina  ai praticanti di Aikidō alle discipline Sumie e Shodō. Per riuscire bene questa impresa, ci vuole non solo la concentrazione al momento dell’esecuzione ma sono indispensabile  le esercitazioni quotidiani e permanenti.
                     Maestra Fukuda che è anche la possessore di V° dan di Kyūdō, dice che anche nel Kyūdō  conta forse di più la bellezza della forma dell’esecuzione, che nel tirare la freccia al centro del target e aggiunge “Nell’arte marziale, essendo arte, c’entra sempre la bellezza”. Provabilmente  questa unicità temporale comuna in queste discipline giapponesi. Certo che con uno o due lezioni, è impossibile nel fare bene, ma certamente i partecipanti hanno assaggiato il gusto di avventurarsi nel mondo lontano.

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